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COSA SERVE PER DIVENTARE GRANDI

Piccoli consigli per diventare grandi a qualsiasi età.

Anche se alcuni di noi vorrebbero non arrivasse mai quel momento, prima o poi, ci ritroviamo tutti catapultati nel mondo degli adulti.
Il giorno prima sei a casa, protetto dalle attenzioni della mamma, del papà o dei nonni, e il giorno dopo ti trovi ad avere a che fare con persone estranee, all’università o al lavoro, che non sono la tua famiglia e che non necessariamente sono attenti ai tuoi bisogni emotivi.

Non esiste ancora una materia a scuola che ci prepara a diventare grandi, spesso sono i momenti di cambiamento e i grandi passaggi a determinare l’evoluzione e la nostra crescita personale.

L’adolescenza, il passaggio dalla scuola all’università e dall’università al lavoro, la prima sofferenza d’amore (ma anche la seconda e l’ultima!), la perdita di una persona cara, sono tutte opportunità per crescere e diventare grandi.

Non è un caso se i percorsi di crescita personale vanno per la maggiore: in questi momenti impariamo a conoscerci, a volte sbagliamo e non sempre sappiamo come affrontare alcune emozioni, anche quelle più belle e travolgenti!

Dunque veniamo a noi, cosa serve per diventare grandi?

Consapevolezza: sembra un concetto scontato ma diventare consapevoli di un sentimento o di un nostro bisogno, o anche banalmente di un’abitudine o un agito poco funzionale, è il primo passo (e l’unico) per poterlo affrontare e superare!

Contatto: per essere consapevoli, dobbiamo prendere contatto pieno con tutte le emozioni, anche quelle che non ci piacciono o che eviteremmo volentieri.

Responsabilità: crescendo e facendo esperienza fuori dalle mura di casa, ti accorgi che l’unica persona che può occuparsi al meglio di te… sei proprio tu!
È in questo senso che la responsabilità, ovvero l’abilità di rispondere a quello che ti accade, è solo tua. Ed è proprio questo che ti rende forte e ti dà la possibilità di poter cambiare quello che non ti piace, sia fuori che dentro di te.

Non è una splendida notizia? La parola “responsabilità” così tanto bistrattata, in realtà ha una funzione positiva, è il nostro super potere ed è ciò che più ci serve per diventare grandi!
Si tratta della capacità di poter agire nel mondo per renderlo idoneo alla nostra natura e in linea con i nostri bisogni, anche quelli più profondi..
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Cosa vuole dire crescere?

“Sei una persona immatura!” Ah la maturità… Troverai sempre qualcuno che ti dica che te ne manca. E con l’attuale successo dei contenuti di sviluppo personale, siamo chiamati ogni giorno a crescere ancora di più. Ma concretamente cosa significa essere “una persona matura”?


Come si coniuga la maturità?

Il problema è che il raggiungimento di questo stato di maturità può sembrare sfuggente: “OK, mi lascio travolgere dalle mie emozioni, procrastino le faccende amministrative, faccio fatica a impegnarmi e a lavorare… Ma cosa ci posso fare?”

In realtà basta sapere coniugare tre verbi per iniziare a crescere: vedere, giudicare e agire. Essere più maturi nel proprio modo di vivere è saper armonizzare queste tre azioni, un po’ come facciamo per respirare, inspirando ed espirando . E questo può applicarsi a tutti gli ambiti della nostra vita: tempo libero, vita personale, scelta, orientamento, lavoro.

Vedere la realtà per noi e gli altri

La prima cosa fondamentale è vedere. Ma vedere cosa? Vedere i bisogni, le mancanze, le situazioni. Il top sarebbe, ovviamente, di essere attenti non solo a noi stessi ma anche agli altri. Vedere può anche essere semplicemente cercare le informazioni: controllare le previsioni del tempo prima di andare in montagna, leggere attentamente un contratto prima di firmarlo, telefonare agli amici per sapere se stanno bene…

Se si è particolarmente sognanti, sulla luna, poco concreti, poco organizzati, oppure un po’ timidi, è proprio questo punto che va migliorato. Apri le tue antenne alla realtà e sii più attento a ciò che sta accadendo intorno a te.

Giudicare per analizzare, compiendo un passo indietro


Tappa numero 2: giudica la situazione o il fatto che hai appena osservato.. Riflettere spesso significa prendersi del tempo, evitando decisioni affrettate che portano a errori. La comprensione è essenziale, e non solo nel campo del lavoro: nell’amicizia, nell’amore e in tutti gli ambiti della vita, non è vietato esercitare la propria intelligenza, anzi! Per acquisire maturità: prendi l’abitudine di pensare di più prima di qualsiasi decisione o azione, soprattutto se ti lasci trasportare rapidamente dalle tue emozioni o dai tuoi desideri.

Gli impulsivi, gli appassionati, gli emotivi o i grandi romantici avranno tutto l’interesse a sviluppare questo punto: il “giudicare” non toglie nulla alla sensibilità.

Agire passo dopo passo

Quanti sogni e bei progetti non vedono mai la luce per mancanza di azione! Ecco la fase finale della maturità. Di fronte a un problema che hai identificato e analizzato, trovi una risposta adeguata e la metti in pratica. Agire dopo aver visto, riflettuto e scelto: questo è il metodo utilizzato da tutti i grandi strateghi, imprenditori, navigatori ed è quello che ti permetterà, ad esempio, di costruire un progetto professionale, o qualsiasi progetto di vita, motivante e realistico.

Per crescere, non rimandare sempre a domani ciò che hai deciso di fare dopo aver riflettuto. Se ti mancano forza di volontà, coraggio, iniziativa, fissati piccoli obiettivi di azione e vai avanti passo dopo passo. Facoltativamente, concediti piccole ricompense in ogni fase. Puoi comprare quello che vuoi, fare un tatuaggio, andare all’estero, vivere dove vuoi, tornare quando vuoi… Fantastico! E ricorda, che ogni esperienza vissuta ti insegnerà a diventare sempre più responsabile a forza di vedere, giudicare e agire nel tempo giusto.

 
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Empatia: alla scoperta dell’intelligenza del cuore.

Ti sei mai chiesto perché ti sei aperto così facilmente con una persona che non conoscevi? Eri sicuramente di fronte a una persona più empatica della media, capace di entrare in sintonia con te sin dal primo incontro. Gli empatici infatti hanno l’abilità di decodificare le emozioni degli altri molto facilmente. Come riconoscerle e come possiamo sviluppare questo tratto del carattere?


Empatia: innata o acquisita?


Tutte e due! L’empatia è un ingrediente fondamentale delle relazioni umane e della comunicazione. Si parla di empatia quando una persona riesce a proiettarsi nella situazione dell’altro. Un dono che in parte sarebbe innato e gli studi hanno dimostrato che è naturalmente più sviluppato nelle donne.Tuttavia, anche l’educazione è essenziale per sviluppare l’empatia: se i bambini sono circondati da persone empatiche è più probabile che lo diventino anche loro. D’altra parte, la mancanza d’interazioni sociali, gli shock emotivi o un’educazione molto autoritaria possono, al contrario, interferire con lo sviluppo dell’empatia nei bambini.

Come riconoscere una persona empatica?


Gli empatici non sono tutti uguali, ma si possono riconoscere da alcune caratteristiche:

Più che dei problemi preferiscono parlare delle soluzioni: gli empatici sono pensatori capaci di lavorare su più fronti. Non appena si sentono preoccupati per qualche cosa, cercano subito una soluzione.

Ascoltano più di quanto parlino: gli empatici sono grandi ascoltatori, e con il tempo maturano una sorta di sesto senso che gli permette di capire all’istante lo stato d’animo o quale sia il problema che turba l’interlocutore.

Emanano capacità di comprensione, un profumo che attira gli altri: anche se le persone non li conoscono, lo sentiranno inconsciamente e si apriranno a loro per raccontare dettagli della loro vita privata.

Contagio emotivo: Le persone empatiche sono delle vere e proprie “spugne”, tendono infatti ad assorbire facilmente emozioni e sensazioni delle persone che li circondano facendole proprie. In questi casi si parla di “contagio emotivo” ed è solitamente dovuto a un’estrema sensibilità sviluppatasi in giovanissima età.

Sono spesso stanchi:gli empatici possono provare una stanchezza costante, perché sono spesso svuotati della loro energia a forza di sentire le emozioni degli altri.

Come migliorare la tua empatia?


Non ti riconosci nei vari punti citati? Nulla è perduto, puoi sempre lavorare sulle tue capacità empatiche. Ecco alcuni consigli per iniziare:

Quando sei con una persona, pratica l’ascolto attivo per comprendere meglio gli altri. L’ascolto attivo prevede l’instaurazione di un clima di confidenza con il proprio interlocutore. Ascolta con attenzione tutto ciò che ha da dire decodificando i messaggi non verbali e riformulando le sue frasi.

Ignora il tuo sistema di valori, i tuoi preconcetti e pregiudizi. Ovvero sii più tollerante con le credenze degli altri anche se lontane dalle tue.

Sviluppa la conoscenza delle tue emozioni per poterle identificare più facilmente nel tuo interlocutore. Per esempio quando provi rabbia prova a chiederti se è originata da altre emozioni come tristezza o paura.
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L’impegno civile nel 21° secolo

Viviamo in un mondo sempre più connesso, dove le idee viaggiano da una parte all’altra dell’emisfero in meno di un secondo. Neanche un secolo fa era molto più complesso far sentire la propria voce. Per esempio, nell’ultima lezione della Tenderly Academy abbiamo raccontato la storia di Sophie Scholl, coraggiosa ragazzina che ha dato la vita nella sua battaglia di resistenza al nazismo.



I suoi strumenti erano semplici volantini.Oggi ci sono altre battaglie da combattere e le nuove generazioni sono pronte ad affrontarle, sempre più informate e decise a far sentire la propria voce.

“Siete rimasti senza scuse e noi siamo rimasti senza più tempo.”


Dalla COP24 al vertice per il clima dell’ONU, i leader di tutto il mondo devono confrontarsi con la verve e le doti oratorie di una ragazza che ha appena compiuto 18 anni. Greta Thunberg, in Italia come nel resto del mondo è diventata il volto della lotta contro il riscaldamento globale, prima preoccupazione della generazione Z. Resa famosa per il suo sciopero scolastico a favore della riduzione delle emissioni di anidride carbonica in Svezia, Greta è stata ripresa da tutte le più grande testate del mondo prima di animare le assemblee internazionali.
Il suo ultimo colpo? «Non c’è un pianeta B, non c’è un pianeta bla bla bla» così ha puntato il dito sulle parole vuote dei leader politici internazionali allo Youth4Climate organizzato a Milano poco prima della COP 26.

#BlackLivesMatter


Il 25 maggio 2020, l’America intravede i fantasmi del suo passato e della segregazione razziale quando Georges Floyd, un cittadino afroamericano, viene ucciso a seguito di un arresto dalla polizia di Minneapolis. Lo stupore causato dall’evento segnerà il ritorno del movimento #BlackLivesMatters che coordinerà le proteste e, sfruttando la propria rete di alleanze e collaborazioni, porterà la storia di Georges Floyd ben oltre i confini degli Stati-Uniti.



Il movimento nasce nel 2013 quando Alicia Garza, afroamericana di 33 anni, scrive un post Facebook riferendosi all’omicidio del giovane Trayvon Martin avvenuto qualche mese prima: «Black people. I love you. I love us. Our lives matter, Black Lives Matter.»

Sostenuta dall’artista Patrisse Cullors e della scrittrice Opal Temati, il post Facebook si trasformerà in organizzazione non-profit e le “donne di #BlackLivesMatter” vinceranno molti premi tra cui il Premio della Pace della Sidney Peace Foundation per aver creato un potente movimento per l’uguaglianza razziale, riaccendendo coraggiosamente il dialogo globale sul tema della violenza di stato e del razzismo.

“We should all be feminists”


Nel 2014, scoprivamo la voce di Chimamanda Ngozi Adichie in featuring con Beyoncé nel suo brano “Flawless” e due anni dopo lo slogan “We should all be feminists” adornava le t-shirt di una sfilata Dior: un libro e le parole del suo autore invadevano la cultura pop!

In “Dovremmo essere tutti femministi” l’autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie offre una definizione originale del femminismo per il XXI secolo e si descrive come una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica di genere. Le sue idee, tirate dalle sue esperienze, sono descritte in poche parole ma il manifesto di appena 20 pagine riesce a racchiudere le principali questioni relative alle disuguaglianze del nostro tempo: costruzione del genere, discriminazione, stereotipi.

Il libro invita donne come uomini a sognare e progettare un mondo diverso, un mondo più giusto. Un invito che ha riscontrato un successo e un’aura cosi importante da essere distribuito ad ogni studente di 16 anni in Svezia, paese di una certa Greta…
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Altruismo: cosa guadagneremmo dando di più agli altri?

Tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati sorpresi da un gesto altruistico. A volte, per sentirci subito più sereni e in pace con il mondo, basta un’inaspettata tazza di caffè al risveglio.
Ma secondo molti studi, a trarre il maggior beneficio sono proprio le persone che hanno compiuto il gesto. Pare proprio che “dare” senza voler “ricevere” nulla in cambio sia una semplice ricetta per essere un po’ più felici. E allora scopriamo insieme quali sono i benefici dell’altruismo.




Parte tutto dalla testa.


Secondo la scienza, compiere un gesto altruistico avrebbe un impatto immediato sulla sensazione di benessere e felicità (e proprio per questo, vale la pena provarci almeno una volta al giorno).

Ecco ciò che accade nel nostro cervello: l’amigdala, la regione del cervello responsabile della percezione e spesso delle nostre paure e ansie, diventa meno attiva mentre l’ippocampo, responsabile dell’assimilazione delle novità, aumenta la sua produttività. Viene inoltre generata ossitocina che a sua volta genera le emozioni positive e i sentimenti di gratitudine. L’intera reazione ha come effetto la riduzione dello stress, un miglioramento della motivazione, un aumento della creatività e una riduzione della sensazione di dolore.


L’altruismo, un amplificatore di socialità.


Se un gesto altruistico regala una sensazione immediata di benessere, praticato quotidianamente ha un impatto sociale significativo su chi vi circonda. Cedendo il vostro posto in metro a una persona anziana, oltre alla sensazione di riconoscimento ottenuta da quest’ultima, state sicuramente influenzando i compagni di viaggio a fare lo stesso.
In pratica: l’altruismo si nutre di altruismo. Una reazione a catena che rafforza il senso di appartenenza e i legami della comunità consente la creazione di relazioni sociali soddisfacenti e promuove interazioni disinteressate tra le persone.

Una qualità che porta un grande cambiamento dentro di sé.


L’altruismo non solo porta benessere fisico e coesione sociale, ma può cambiare radicalmente chi lo pratica. Una persona timida, per esempio, acquisirà maggior sicurezza nei propri mezzi e, trovandosi spesso a contatto con altre persone, si riscoprirà con il tempo più estroverso.
Le persone altruiste sono inoltre più intraprendenti e ottimi problem solver dovendo pensare ogni giorno come risolvere questioni spinose con budget praticamente irrisori.
E a proposito di budget, l’altruismo fa bene anche alle tue tasche: alla parola “possedere” preferirai “scambiare” che implica meno attaccamento ai beni materiali a vantaggio dei bei momenti che condividi con gli altri.

Allora convinto? Per metterti alla prova, inizia a condividere questo articolo 😉

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Come si festeggia la primavera nel mondo?

Nell’ultima lezione della Tenderly Academy, la piccola Prof.ssa di “Geografia dell’Inclusività” ci ha mostrato alcune abitudini e usanze di popoli lontani.

La terra è una tavolozza colorata di diversità, dove la distanza geografica e culturale presente tra i vari popoli riesce ad “azzerarsi” grazie alla condivisione di interessi comuni. Un esempio calzante è la primavera, l’unica stagione il cui arrivo viene celebrato a ogni latitudine del pianeta. In questo articolo scoprirete come.

 



 

Il Songkran, il capodanno bagnato in Thailandia


Per festeggiare l’arrivo della primavera in Thailandia non devi avere paura dell’acqua: dal 13 al 15 Aprile, i thailandesi moltiplicano i bagni in spiaggia e gettano acqua sui passanti (a volte con l’aiuto di elefanti). Nella tradizione Buddhista, l’acqua lava via la sfortuna, una doccia è quindi di buon auspicio per iniziare la bella stagione.

 

Holi, il festival dei colori in India


Principale fonte d’ispirazione della nota “Color Run”, l’Holi Hai è la festa induista dell’equinozio di primavera dove migliaia di persone provenienti da tutta l’India scendono in strada per ballare e lanciarsi polveri colorate. Celebrata tra febbraio e marzo, i colori richiamano quelli della primavera e rappresentano la rinascita interiore dell’uomo.

 

Norouz, le tre settimane di feste Iraniane


In Iran, il 21 marzo dà il via alla primavera con le 3 settimane di festività del Norouz. Una tradizione tipicamente persiana, caratterizzata da cene in famiglia e shopping sfrenato alla ricerca di oggetti simbolici i cui nomi in lingua Farsi iniziano con la lettera S, come lo Sabzi, un erba che è auspicio di buona salute e di fertilità.

 

Cimburijada, il Festival delle uova strapazzate in Bosnia


Nella città di Zenica in Bosnia, durante il primo giorno di primavera, le persone si riuniscono sulle rive del fiume Bosna, dove viene condiviso un pasto in comunità fatto di uova strapazzate. L’uovo, infati, simboleggia l’inizio di una nuova vita.

 

Il saluto al sole sotte le piramidi in Messico


In Messico, l’inizio della stagione della luce è celebrato il 20 maggio ai piedi della Piramide del Sole nel sito archeologico di Teotihuancán. Migliaia di persone, tradizionalmente vestite in bianco, si riuniscono, sollevando le mani verso il cielo per rendere omaggio al Sole e incamerarne l’energia e la forza.


I ciliegi in fiore in Giappone


L’arrivo della primavera in Giappone è sublimato dai ciliegi in fiore, che hanno un grande significato per il popolo giapponese: i petali vengono paragonati alla vita dei samurai. Breve, intensa ma ricca di colore. Una bellezza che accompagna una settimana di festività nota come la primavera Higan, una tradizione costituita da un insieme di pratiche volte al raggiungimento della felicità.


Il filo portafortuna della Grecia


In Grecia, il primo giorno di marzo, due fili di tessuto intrecciati rossi e bianchi vengono offerti ai bambini. Portati intorno ai polsi o alle caviglie, i Martia proteggono i bambini dai forti raggi del sole primaverile.


I Calendimaggio Italiani


Anche in Italia, la bella stagione porta con sé innumerevoli tradizioni legate alla rinascita e al rinnovo in natura. Tra questi il Calendimaggio, una festa di origine celtica che celebra il Sole con danze, banchetti e la scelta di un albero nei boschi da portare al centro del paese con fiori e nastri.
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La cooperazione, l’altra legge della giungla.

In natura ogni giorno alcuni animali infrangono una legge: la legge del più forte.
E se la chiave per sopravvivere in un ambiente ostile non fosse l’aggressività…ma la cooperazione? Di seguito abbiamo raccolto una lista di 5 “alleanze” esistenti in natura, dalle quali anche l’uomo ha molto da imparare.



 

1- Zebre e struzzi


A meno che tu non faccia esercizi cardio ogni giorno, sopravvivere fra ghepardi e leoni non è sempre facile. Per concedersi un po’ di riposo, Zebre e Struzzi tendono a unirsi per aiutarsi a vicenda nei loro turni di guardia. Lo struzzo isolato è una preda facile, ma essendo un ottimo guardiano è il benvenuto dai gruppi di zebre, che sono ben felici di darsi il cambio con lui di tanto in tanto per farlo riposare.

 

2 – Squali e remore


Nell’oceano, le remore sono i piccoli pesci che seguono lo squalo per mangiare tutti i parassiti che vivono sul suo corpo e che potrebbero infiltrarsi nelle sue branchie. Grazie alle remore, lo squalo respira meglio e grazie al feroce predatore le remore ottengono cibo gratis e protezione.

 

3 – Anemoni e pesci pagliacci


Innanzitutto, sappi che gli anemoni sono per metà piante e per metà animali: sono quindi i benvenuti in questa lista. Sebbene sembrino innocui, producono veleno mortale per i pesci. Fatta eccezione per… I pesci pagliacci che hanno un muco speciale che li protegge dal veleno. Possono quindi stabilirsi tranquillamente tra i rami dell’anemone e difenderlo da altri pesci potenzialmente interessati a “condividere l’affitto”.

 

4 – Wombat e… Tutti gli altri


Forse non avrai mai sentito parlare di questo animale, eppure è il più amato nel mondo degli animali. Il motivo? I wombat sono dei professionisti nella costruzione di tane: scavano labirinti molto profondi e isolati dall’esterno. Durante i devastanti incendi in Australia, questi marsupiali hanno salvato migliaia di specie, come wallaby e koala.

 

5 – Formiche e afidi


Anche il mondo degli insetti è governato da grandiosi accordi: quando una formica incontra un afide le picchietta l’addome e l’afide rilascia un liquido dolce di cui la formica si nutre. Terminato il servizio, gli afidi ricevono una mancia: una volta sazi le formiche li proteggono dall’attacco delle coccinelle.
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Condividere per essere felici

L’ultima lezione della Tenderly Academy, tenuta dal piccolo economo Ricky, verte su una tematica su cui negli ultimi anni hanno dibattuto filosofi, matematici e informatici: la condivisione.
Con un esempio pratico ed efficace, dimostra agli adulti presenti in classe come la condivisione possa essere considerata una strada per il raggiungimento della felicità di gruppo, e quindi del singolo.

Ricky è felice nonostante sia rimasto senza cioccolatini, perché distribuendoli tutti ha ricevuto in cambio gratitudine e sorrisi: una ricompensa ancora più dolce di un cioccolatino al latte.



 


La condivisione ci fa crescere


L’umanità è progredita grazie alla condivisione di idee, di esperienze e di scoperte. Internet ha accelerato il trend e oggi abbiamo a portata di click tutto ciò che ci serve per saziare la nostra sete d’informazione.

Un’idea condivisa può essere rielaborata e migliorata, sicuramente ha più valore in rete che confinata nella stanza di chi l’ha partorita. Condividere quindi ci fa crescere, non solo come individui, ma come specie.

 

Più condividi, più ricevi


Condividere non è un gioco a somma zero. Nel momento in cui si condivide valore con qualcuno, si ottiene in cambio altrettanto valore, che può avere forme totalmente inaspettate e imprevedibili.

Lo sa bene chi fa volontariato. Mensilmente condividiamo su queste pagine lo straordinario lavoro che fanno i ragazzi di Save The Children e Make a Wish Italia, due delle no-profit che Tenderly sostiene da ormai qualche anno. Nelle loro testimonianze e nei loro occhi si vede l’arcobaleno di emozioni che nutre ogni giorno il loro desiderio di dedicare il proprio tempo agli altri.

 

Condividere nel 2021


Che sia la torta appena sfornata da gustarsi insieme ai vicini di pianerottolo piuttosto che un’ora del proprio tempo per aiutare qualcuno, l’importante è cercare di contribuire a diffondere un po’ di felicità tra le persone delle comunità di cui facciamo parte. Vediamo allora alcune forme di condivisione.

Volontariato: ormai lo si può fare anche da casa, per esempio aiutando i ragazzi a fare i compiti. Save The Children prevede anche una breve formazione per gli aspiranti educatori, se sei interessato ad approfondire clicca qui 

Social street: sui social esistono tanti gruppi di quartiere dove le persone si aiutano condividendo oggetti, servizi o la propria esperienza. Può capitare così che un ragazzo insegni a pattinare oppure che qualcuno porti la spesa a casa ad un anziano.

 


Spazi: si può sfruttare uno spazio inutilizzato condividendolo con altre persone per dare vita a progetti collaborativi come per esempio gli orti condivisi.

Contenuti: condividere la propria esperienza su internet, o attraverso la creazione di un blog o sfruttando il proprio profilo social.

E voi, in termini di “condivisione”, quali esperienze avete fatto che vi sentite di raccomandare a un conoscente? Per aiutarci ad arricchire questa lista e a ispirare sempre più persone scriveteci sui nostri canali social, facebook o Instagram.